Milano-Sanremo, il festival più bello

Mathieu Van der Poel vince una delle Milano-Sanremo più belle di sempre. Non capita spesso di vedere la Classicissima essere così selettiva, spettacolare e giusta nel risultato.

Mathieu, il re delle Classiche di un girono, grazie alla sua potenza conquista via Roma. La strada dove Coppi nel 1949 fece il suo ingresso trionfale.

In un contesto mai visto prima è giusto esaltare il coraggio e la classe di Tadej Pogacar, solito combattivo, e la tenacia di Filippo Ganna. L’azzurro ha saputo emozionare nell’inseguimento contro gli ultimi due campioni del mondo.

Mathieu Van der Poel centra il bis nella Milano-Sanremo, perché è il più forte. Filippo Ganna, ancora secondo dietro l’olandese, ha dato conferma di possedere le qualità per conquistare una Monumento. E Pogacar, terzo, è il protagonista di un film da Oscar della bicicletta.

Tadej ha corso da numero uno, da campione che vuole vincere e ha provato ogni tipo di soluzione. Era dato per certo che Pogacar si sarebbe inventato qualcosa. Così la richiesta dello sloveno ai suoi uomini di tirare alla morte i primi chilometri della Cipressa non si fa attendere.

Nei primi 2700 metri Wellens e Narvaez spianano l’asfalto per poi lanciare Tadej nel punto più duro al 9%. Pogacar parte con la sua solita progressione. Sulla Cipressa il campione del mondo realizza il record di scalata con 8’57” per 5,6 km alla media di 37,1 km/ h. Mai così veloce nemmeno quando nel 1999 la bandiera gialla del Pirata Pantani infiammò la salita.

Gli resistono solo Van der Poel e Filippo Ganna. Avversari alla sua altezza. Van der Poel in carriera vanta 7 Monumenti e 12 Mondiali tra strada, cross e gravel. Ganna un oro olimpico in pista, il record dell’Ora e 9 Mondiali tra strada e pista.

D’altronde Pogacar è un corridore che ci tiene a far valere i propri titoli in corsa. Oltre al mondiale Tadej conta 7 Monumenti, un Giro e tre Tour.

Lo sloveno accelera così tre volte, con l’olandese sempre a ruota, mentre Pippo perde qualche decina di metri, senza però cedere troppo.

A più di 20 chilometri al traguardo il trio delle meraviglie era già al comando. I fantastici tre divorano la discesa tecnica della Cipressa e il tratto di Aurelia che porta al Poggio. Il gruppo degli inseguitori a quel punto era un brusio di sottofondo in attesa dell’acuto dei tre tenori.

Pogacar prova altri attacchi, ma l’ultima parola in cima al Poggio è di Van der Poel. Più dietro Ganna non ha mai perso la speranza. E quando Filippo rientra su Tadej e Mathieu, di sicuro il pubblico ha pensato che tutti e tre meritassero questa Sanremo.

«Pogacar ha fatto quello che doveva, in salita è stato il più forte – spiega Van der Poel -. Ho sofferto, sulla Cipressa è stata dura. Se avessi ceduto un attimo, non sarei più rientrato. Ero ai miei limiti. Tadej è un campione vero, ha fatto una Cipressa spaventosa, sono felice di correre contro di lui e di batterlo quando posso. Ogni vittoria in una Monumento è speciale. Questa lo è ancora di più per come si è sviluppata la corsa. Sono orgoglioso di me».

Mathieu Van der Poel si lancia in una lunga volata. L’olandese parte con uno strappo secco, come fa nel ciclocross. Ganna ci prova ma le sue gambe avevano già fatto il miracolo del rientro. Pogacar dopo il grande spettacolo paga i mille scatti di Cipressa e Poggio.

Per Mathieu sono due Sanremo, oltre a tre Fiandre e due Roubaix. In tutto sette Monumento come Pogacar, Boonen, Cancellara e Bartali. Impressionante il suo rendimento. L’olandese ha disputato 19 Monumenti con 12 podi. «Il grande slam con Liegi e Lombardia? Un pensierino lo faccio – ammette – ma in questo momento è impossibile contro Pogacar ed Evenepoel. Meglio focalizzarmi sulle mie corse».

Tra due settimane c’è il Fiandre, mai nessuno l’ha conquistato quattro volte. «Sono superfelice perché ho vinto un’edizione da ricordare – sottolinea ancora Van der Poel -, non so quando c’è stato l’ultimo attacco sulla Cipressa che è arrivato al traguardo, non ho mai visto nulla di simile». Nel 1990 con Bugno e nel 1996 con Colombo.

Una Sanremo così intensa forse non è mai esistita nella storia del ciclismo. Ora la parola passa alle Classiche del Nord.

Le speranze azzurre restano centrate su Ganna, bravo a correre una Sanremo ricordata forse un giorno come la Classicissima dei tre Giganti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.