Rik Van Looy, re delle Classiche, tra gli Anni 50 e 60 è stato il primo corridore a vincere tutte le corse monumento. Dopo di lui ci sono riusciti soltanto Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Quando Merckx divenne il secondo campione di sempre a vincere le 5 Prove Monumento, Rik disse «stavo meglio da solo».
Professionista dal 1954 al 1970, ha vinto qualcosa come 379 corse che diventano 492 contando le mitiche kermesse fiamminghe.

Il campione fiammingo in carriera vanta ben tre Parigi-Roubaix, due Fiandre, un Lombardia, una Liegi e la Milano-Sanremo. A questa magica cinquina si aggiungono pure la Freccia Vallone, tre Gand Wevelgem, due Parigi Tours e due Parigi-Bruxelles.
Van Looy ha vinto due Mondiali consecutivi. Il primo nel 1960 a Sachsering, in Germania, in uno sprint contro Darrigade. L’altro a Berna nel 1961 dopo una rimonta su Defilippis. Il fiammingo stava per fare tripletta al Mondiale del 1963 a Renaix. A fermarlo però fu il compagno di nazionale Benoni Beheyt dopo una discussa volata.
Van Looy lanciato allo sprint subisce la rimonta di Beheyt. Rik prova a chiudere il connazionale che a sua volta lo tira per la maglia e lo passa sulla linea. La giuria diede per buono il gesto dello “spostamento” ma che Van Looy non perdonò mai.
Memorabile la fuga al Mondiale di Imola 1968 con Vittorio Adorni a 200 km dal traguardo. Rik si avvicinò ad Adorni per dirgli «ormai non si torna indietro, sei pronto a morire?». Vittorio ha sempre raccontato con orgoglio quella fuga e quel nobile compagno di viaggio. A cedere infine fu Van Looy con Adorni campione del mondo a 9’50” su Van Springel.
Velocista capace di numeri da antologia anche in salita, Hendrik Van Looy è stato uno specialista delle corse in linea. Il più grande prima del Cannibale Merckx. Di recente, da vecchie glorie Eddy e Rik erano diventati quasi amici.
Van Looy è stato persino un innovatore. Il primo a creare un “treno” di gregari pronti a mettere in fila il gruppo per lo sprint. Corridori scelti apposta per alzare il ritmo negli ultimi chilometri in vista del colpo vincente.
Fiammingo di Grobbendonck, Van Looy da giovane avrebbe voluto giocare a calcio. L’amore per la bici sboccia durante la sua attività di consegna dei giornali. Entra così nel mondo del professionismo alla fine dell’era di Coppi. Nel ‘54 debutta con la Touring-Bianchi duellando con Anquetil.
La sua attività agonistica se l’è costruita grazie ad un carattere forte e determinato. In carriera ha vestito sia la maglia rosa al Giro d’Italia che quella gialla al Tour de France. Non era un amante delle lunghe salite, ma quando decideva di tenere in montagna non si staccava facilmente.
Al Giro del 1960, vinto da Anquetil, conquistò addirittura la maglia verde di miglior scalatore davanti a Massignan e Nencini. Tra i migliori piazzamenti in classifica generale vanta un quarto posto al Giro d’Italia 1959 e il terzo alla Vuelta dello stesso anno.
Rik Van Looy é stato un campione dal carattere aspro. Negli anni ha dimostrato di essere un imperatore anche su pista vincendo dodici Sei giorni. Nelle grandi corse a tappe conta 39 successi: 12 al Giro d’Italia, 9 al Tour de France e 18 alla Vuelta. Se ne va l’ultimo Imperatore.
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